Di ritorno da Roma, con un carnet pieno di schizzi e qualche foto. Raduno gli elementi e ricompongo un sottile filo rosso che lega fra loro le tappe del mio camminare per la città. Finestre (o porte, loggiati) e giardini: ecco cosa ha accomunato inconsapevolmente le mie scelte e suggerito percorsi e scoperte.
L'Orto botanico e le sue serre, Palazzo Corsini a fare da sfondo, terso e chiaro nel controluce delle palme enormi, corpose ed aguzze. Passeggiata di un lillipuziano.
Dentro e fuori vero, e dipinto, alla Villa Farnesina. Sfondamento dal reale all'immaginario. Dettaglio più che reale, le scritte graffiate dai Lanzichenecchi durante il Sacco di Roma sul monumentale trompe l'oeil del primo piano. Incursione violenta della storia in un'atmosfera chiara e contemplativa.
Giardino antico, lussureggiante e poetico della Villa di Livia al Museo Massimo. Ma se all'origine simulava e proseguiva l'ambiente esterno, qui ora ricrea invece uno spazio all'opposto di ciò che sta fuori. Il tempo è rarefatto e contemplativo. Così il porticato elegante e delicato, dall'architettura esile, dell'Annuciazione di Masolino all'entrata della cappella di Santa Caterina in San Clemente.
Cipressi, bossi scolpiti e teste mastodontiche nel chiostro di Michelangelo alle Terme di Diocleziano, abbellimento tardo ma perfettamente consono ai luoghi. Si è immensamente piccoli su spazi e dettagli sovradimensionati e magnifici.