martedì 26 gennaio 2021

Genius loci


The Three Golden Keys di Peter Sìs è apparso nel 1994 per I tipi di Doubleday negli Stati Uniti. Posseggo l’edizione francese di Grasset dell’anno successivo, estremamente fedele nel formato e nella stampa, e per un buffo malinteso dedicata e autografata dall’autore.

The Three Golden Keys de Peter Sìs est sorti en 1994 chez Doubleday aux Etats Unis. Je possède l’édition française éditée par Grasset en 1995, qui est extrêmement fidèle à l’édition originale et dédicacée et autographiée par l’auteur suite à un drôle malentendu.


Molte analisi si potrebbero fare sull’albo: sulla sua struttura, le scelte compositive, il ritmo narrativo, i rimandi iconografici e quelli autobiografici, la tecnica.
Ma quello che mi sembra faccia di questo albo un unicum nel mondo immenso del libro illustrato è l’assoluta fedeltà ad un’identità fisica, di luogo e ambiente.
Mi è all’improvviso parsa come un’evidenza lampante alla lettura del saggio di Christian Norberg-Schulz, Genius Loci.

On pourrait étaler plusieures analyses de l’album, étudier sa structure, les choix dans la composition, le rythme de la narration, les références iconographiques et celles autobiographiques, la technique. 
Mais ce qui me semble faire de cet album un unicum dans le monde immense du livre illustré est sa fidelité absolue à une identité physique, celle des lieux.
Ceci m’a paru soudain telle qu’une évidence pendant la lecture de l’essai de Christian Norberg-Schulz, Genius Loci.



Il teatro della rappresentazione è Praga, un luogo dove ogni pietra è pregna ed esprime un’identità forte, un genius loci, appunto, che si perpetua e si incarna continuamente nella città. La storia di Sìs è portata da questa presenza, una sorta di nume tutelare, che individua ogni passaggio e ogni pagina. 

Le theâtre de la répresentation est Prague, un lieu où chaque pierre est impregnée et exprime une forte identité, un genius loci, qui s’incarne perpetuellement dans la ville. 
L'histoire racontée par Sìs est portée par cette présence, une sorte de dieu tutélaire qu'on retrouve en chaque passage et chaque page.




Il tempo scorre ed è un fatto compiuto. Il racconto per immagini di The Three Golden Keys equivale ad una visione. La precisione dell’evocazione sta proprio nel captare l’immutata presenza dello spirito della città che abita i luoghi da sempre. D’altra parte l’intreccio ben congegnato interpella al presente il passato, e lo depone infine nelle mani del futuro. L’avventura raccontata e la ricerca appassionante del protagonista (che è poi lo stesso autore) si svolgono nella dimensione potente e illimitata del ricordo, che attinge e sconfina nell’immaginazione e nel sogno per procurare connessioni, rimandi, completezza. Particolare e universale si confondono e si intrecciano, l’uno sostiene ed è parte dell’altro: la storia è di un singolo individuo e quella di molti.

Le temps passe est c'est un fait accompli. Le récit par images de The Three Golden Keys équivaut à une vision. La justesse dans l'évocation réside précisément dans la capacité de capter la présence immuable de l'esprit qui habite la ville depuis toujours. D'ailleurs l'intrigue interpelle au présent le passé, et le dépose à la fin aux mains du futur. L’aventure racontée et la recherche passionnante du protagoniste (qui de plus est l’auteur) se déroulent dans la dimension puissante et illimitée du souvenir. Souvenir qui puise et dépasse dans l’imagination et le rêve pour instaurer connexions, renvois, finitude. Particulier et universel se fondent et s’entrelacent. L’un soutient l’autre et il en fait partie: l’histoire est celle d'un individu et d'une multitude.








Si ritrova nell'albo di Sìs la stessa immagine della città descritta da Norberg-Schulz come "gemma", che muta con le variazioni atmosferiche delle stagioni e dello scorrere del giorno, ma rimane sempre fedele a se stessa. Si ritrova il mistero celato nella commistione di classico e romantico delle architetture, nella fusione di stili e provenienze diverse, di cui il Genius loci è il catalizzatore. Si ritrova anche la doppia aspirazione all'orizzontalità e alla verticalità, l'essere contemporaneamente ancorati alla terra e protesi verso il cielo. Infine quel che colpisce è la capacità squisita di saper catturare l'essenza e l'atmosfera di un luogo e farne un ritratto introspettivo come si trattasse di un essere vivente.

On retrouve dans l'album de Sìs la même image de la ville décrite par Norberg-Schulz en tant que "pierre précieuse", qui varie selon les changements d'atmosphère des saisons et du jour, mais qui reste toujours fidèle à elle même. On retrouve aussi le mystère caché dans le mélange de classique et romantique des architectures, dans la fusion des styles et provenances différentes, dont le Genius loci dévient le catalyseur. On retrouve aussi la double inspiration de la ville à l'horizontalité et la verticalité, l'être à la fois encrée à la terre et tendue vers les cieux. Enfin ce qui frappe est la capacité exquise de savoir capturer l'essence et l'atmosphère d'un lieu pour en dresser un portrait introspectif comme s'il s'agissait d'un être vivant.



lunedì 14 dicembre 2020

Un anno in tasca


Un nuovo pezzo, questa volta a tiratura unica: un cofanetto contenente 12 monotipi acquerellati che interpretano i 12 mesi dell'anno. Impressi su carta Graphia Magnani e accompagnati da un colophon esplicativo. Info qui.

Nouvelle pièce, cette fois en tirage unique: un petit coffret contenant 12 monotypes peints à l'aquarelle qui interprètent les 12 mois de l'année. Imprimés sur Papier Graphie Magnani et accompagnés d'un billet/colophon explicatif. Infos ici.


mercoledì 9 dicembre 2020

INSTAGRAM

 


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sabato 28 novembre 2020

L'ora del thé

 


Voi come lo prendete il thé? Perché sia una vera pausa di relax e piacere, ecco il cofanetto “L’ora del thé”: un mio puzzle (monotipo dipinto ad acquerello), una stampa-guida in carta di riso e un assaggio di “Solstizio d’inverno”, una miscela di thé Sencha cinese, frutta e spezie de l'Essenza del thé, Milano. In edizione limitata a cinque esemplari.



sabato 21 novembre 2020

Short cuts



Pezzi scelti, schizzi e dettagli. Un nuovo progetto in divenire, lungo e paziente, da guardare crescere lentamente mentre prende forma, così come la intendo. 








lunedì 9 novembre 2020

Piccola botanica tascabile

Piccola botanica tascabile è una nuova autoproduzione con tiratura limitata a 20 esemplari. Realizzata su carta di riso con rilegatura alla giapponese, comprende due volumetti di 10x21cm. di venti pagine a concertina. Ogni libro contiene rispettivamente 8 e 9 monotipi, che corrispondono ad altrettante piante e a digressioni divertite su di esse. Per informazioni e acquisto, potete scrivere qui. Intanto, eccovi un piccolo assaggio, alla pagina Trifoglio:

Nei prati del mondo è un tripudio di trifoglio. Anzi: trifoglio è quasi sinonimo di prato, come suggeriva lievemente Emily Dickinson aggiungendoci un’ape. E simbolo della pace, serenità e abbandono al sogno al quale la distesa verde e profumata induce e allude. 

Succede quotidianamente di incontrare trifogli, al punto che quasi non ce ne accorgiamo e comunque non ne accordiamo alcun valore. Eppure, è proprio nella banalità di una piantina così comune che si può nascondere l’eccezione, quell’ anomalia che, siamo disposti a crederlo fermamente, esaudirà ogni nostro desiderio. Il ritrovamento di un quadrifoglio è sempre un evento di gioia infantile. E se si dovesse trovare una traduzione perfetta alla pienezza gioiosa della minuta quotidianità espressa dal trifoglio e dal suo bizzarro fratello, allora non c’è nulla che eguagli la sottile e scanzonata filosofia di vita espressa in questa immagine:

“Socchiusi gli occhi, sto/ supino nel trifoglio,/e vedo un quadrifoglio/ che raccoglierò”, Guido Gozzano ne La via del rifugio.





mercoledì 4 novembre 2020

I nuovi 2021

Ecco due nuove proposte di calendario da tavolo per l'anno nuovo. La versione grande (qui sotto) è ideale per la scrivania, una mensola o un guéridon. Ogni pezzo è unico, realizzato a leporello su carta Magnani con copertina in cartone vegetale avorio. Ogni mese propone un diverso monotipo a soggetto vegetale. Il calendario misura: chiuso 17x11x3 cm; completamente aperto 170 cm.





Anche la versione di calendario più piccola (in basso), ogni pezzo è unico ed è realizzato a monotipo su carta Magnani a bordi intonsi. La copertina è in cartone nero ed è chiusa da fili rossi. Ai monotipi a soggetto vegetale si aggiungono piccoli tocchi d'inchiostro rosso. Le dimensioni del calendario chiuso sono di 6x9x3 cm. Prezzi su richiesta qui.






martedì 13 ottobre 2020

Sirene di fiume


Hampstead Heath. Un microcosmo. Salire sulla sua sommità permette di avere uno sguardo lungo ed esterno di Londra, l’immensa ed eterna 
Londinium crogiuolo di umana varietà, di stratificazioni successive, di continuo mutamento. Uno dei miei albi illustrati (La louve et l'anglais, nei dettagli in basso) finisce così: i personaggi principali della storia (uno reale e l’altro fittizio) si rincontrano sulla collina e in questo punto la storia si dissolve, come al cinema, in una panoramica che si allarga sul paesaggio e la città lontana.

Ma se si danno le spalle alla metropoli, se la si lascia là in basso a sfumare, i passi includono un respiro diverso e ci si crederebbe in una bolla che, quasi fuori dal tempo, ne include molti. Ci sono il bosco, ed in mezzo la nobile Kenwood House, misurata e tersa scatola delle meraviglie di Robert Adam. Più in basso, ancora bosco e la ricca borghese Fenton House nella piccola cittadina; il cimitero di St. John e la sua noncuranza romantica; i cimeli di Keats tra le sue dolcissime more. E i pond.



A Hampstead nuotare nei pond ha una lunga tradizione. Esiste persino un’istituzione, la Hampstead Heaths Ladies’ pond, fondata nel 1925 e tutt’ora attiva. Rito di passaggio per molte donne, il nuoto nel laghetto viene definito una pratica di libertà, addirittura una terapia per alcune. Ci si imbatte nelle bagnanti d’estate e d’inverno, mentre si tuffano e nuotano tra anatre, libellule, alghe. Un interessante racconto per immagini della fotografa Ruth Corney, Kenwood Ladies’ Pond, raccoglie vent’anni di atmosfera bucolica e sospesa del laghetto di Hampstead. 



Tutte le immagini subito sopra sono tratte dal lavoro di Ruth Corney


Nuotare in questi luoghi è un’esperienza che va ben oltre la pratica sportiva in generale e la collina sopra Londra in particolare. Oliver Sacks in Tipi acquaticiracconta della sua passione per il nuoto e soprattutto di nuotare nudo nel fiume Cherwell, a Oxford, “tra i fantasmi di Swiburne e Clough” (Arthur e non Brian...). Tra un pullulare di immagini, quindi, oltre che reali anche letterarie e immaginarie.

 

Perché chiunque sia nato in terra verde di fiumi, di stagni, di pozze, riconosce un richiamo irresistibile, un fascino primitivo e panico, mai solitario, nell’immersione in quelle acque -e l'esperienza di nuotare nel fiume o nello stagno non è naturalmente una prerogativa inglese. Ambienti circoscritti, cintati e seminascosti dalla vegetazione, verdi e pullulanti di vita, di immagini riflesse, in chiaroscuro e mutevoli, sono all’opposto della distesa marina, vasta e dall’orizzonte spianato. Nuotare nei fiumi, in stagni e laghetti ha a che fare col fascino dell’Arcadia, col mito e la leggenda di personaggi misteriosi e sfuggenti. Incontri in acque fredde e smeraldine che non sempre possono essere prese per sogni.



Tutte le immagini del post, tranne quelle con dicitura diversa, sono foto, disegni e schizzi miei. In particolare, l'ultima immagine è tratta da Venti pezzi facili, una mostra e una pubblicazione che potete parzialmente sfogliare qui (e richiedere qui).

venerdì 2 ottobre 2020

Di un Museo di Storia Naturale che un giorno nascerà

La vita è ricca di viaggi e avventure impreviste. Spesso si salpa, ma non si sa quando e se la nave arriverà in porto, o come ci arriverà...

L'anno si apriva con la partenza di un ricco progetto nelle scuole alla biblioteca di Corbetta (Mi): Piccolo Museo di Storia Naturale, una serie di laboratori nati dall'appassionata lettura delle coraggiose e entusiasmanti imprese dei primi esploratori naturalisti del XIX secolo. Quegli uomini che hanno fatto non solo la storia delle scienze naturali, ma hanno concepito i primi musei, frutto della convinzione che tanta meraviglia potesse (e dovesse) essere condivisa tra la gente. Non più prerogativa di dotti, studiosi e accademie, le collezioni raccolte da questi pionieri delle moderne scienze, hanno costituito i primi luoghi del sapere concesso a tutti.

Il progetto prevedeva incontri settimanali con le scuole primarie e, costruito alternando momenti di lettura e racconto a momenti di attività manuali, sarebbe sfociato nella costituzione di un vero e proprio Museo di Storia Naturale effimero, museo di un giorno che esponesse le "scoperte" di tutti i partecipanti. 

Ciascun bambino immaginava di partire per un viaggio d'esplorazione, durante il quale scopriva una strana creatura, un animale mai visto né classificato prima. La strana creatura scaturiva dall'immaginazione e dalle mani dei bambini, manipolando e assemblando con l'argilla materiali naturali come bacche, foglie, bastoncini e semi. Lo scopritore dava poi un nome alla propria creatura e ne tracciava un identikit: schizzi, annotazioni sulle caratteristiche fisiche e le abitudini, l'habitat e le curiosità, andavano a costituire uno speciale taccuino che accompagnava il ritrovamento.

Sono state decine e decine gli animali scoperti nei fantastici viaggi che abbiamo compiuto insieme a gennaio e febbraio di quest'anno. Ne avremmo scoperti tanti e tanti altri. Sfortunatamente la nostra stagione di avventure è stata interrotta anzitempo, a causa di un'altra strana creatura, ma invisibile e terribilmente subdola: il virus Covid-19. Questo essere non atteso e tantomeno benvenuto, non ci ha permesso di completare il progetto.

Il nostro Piccolo Museo di Storia Naturale sarebbe stato di sicuro il più straordinario museo di Storia Naturale del mondo. Possiamo consolarci un po' con le immagini che raccolgono e testimoniano i nostri exploit come scienziati in erba e il nostro grande divertimento. Rimane un piccola raccolta di alcuni degli animali scoperti nei nostri viaggi immaginari. E la speranza che prima o poi nasca davvero un museo simile, un museo dell'immaginario e del gioco, completamente surreale e gioioso, di tutti e per tutti.



Per le foto d'inizio post, da sinistra a destra: Mappa del Sud America inserita poi ne Le voyage pittoresque dans les deux Amériques di Alcide d'Orbigny, Tenré éditeur, Paris, 1836; stampa ottocentesca che ritrae il Beagle (Getty images) e un dettaglio dei carnet di Alexandre von Humbold conservati alla Staatsbibliotek di Berlino. Il secondo gruppo di foto ritrae la mia personale raccolta di "bestioline". Tutte le altre foto sono state scattate da me durante i laboratori.