Dall'alto in basso: Fall Pattern di Debbie Powell, pattern di Ed Kluz e più in basso di Elli Curtis, questi ultimi realizzati per la St.Jude Fabrics
Nello specifico, l'uso di motivi decorativi nell'arte libraria non è affatto nuovo. E in parte l'uso odierno dei pattern ripropone e somiglia, in chiave moderna, al gusto popolare della decorazione artistica nel quotidiano. In particolare, ai domino.
Due repertori di domino (di tradizione francese il primo, italiana il secondo) tratti dal libro di Marc Kopylov, Papier dominotés, Ed.des Cendres, Parigi, 2012.
Ma cos’è un domino? La maggior parte delle persone conosce il gioco di società, composto da 28 pezzi in tartaruga o avorio. Il domino però è anche il costume da ballo in maschera tipico del Settecento, una cappa con cappuccio, cioè con una falda di tessuto da mettere in testa per coprirla. E questa immagine di lembo che maschera è probabilmente all’origine della parola francese “domino” usata anche per definire la carta decorata utilizzata a protezione dei libri a partire dal XVIII secolo (da Domine -Dio- che ricorda le origini religiose del mantello in questione).
Ai suoi inizi in Francia, la dominoterie era però un’arte popolare più vasta, che raggruppava in realtà tutti i generi di carte decorate: carta per tappezzare oggetti, mobili, muri e libri. Il dominotier era quindi un fabbricante o mercante d’immagini e di carte decorate. Il seguito dopo il click, sotto l'immagine...
Martin Engelbrecht, Una dominotière, incisione dipinta del XVIII secolo, Germania ©Suzanne Nagy

















































